Dondolarsi insieme

di Patrizia Palermo

I giardini pubblici possono essere uno spazio meraviglioso dove la disabilità può diventare elemento di condivisione e soprattutto di intrecci umani tra persone diverse per religione, idee, etnia, provenienza. Il mondo si incontra negli spazi pubblici che diventano comuni nel rispetto reciproco, occasione viva di gioco e confronto.

La storia dell’altalena di Piazza Rossetti a Genova ne è un esempio e testimonia una storia che dimostra la volontà, anche degli amministratori, di superare le differenze attraverso “arredi” che sempre più diventano qualcosa di più importante e profondo, non semplici oggetti, ma espressione di una progettualità sociale importante pur nella sua semplicità. Purtroppo la storia di questa altalena solo alla vigilia della Pasqua[1] ha trovato pace, dopo un dibattito che ha lasciato perplessi e con l’amaro in bocca. In Piazza Rossetti, il Municipio Medio Levante del Comune di Genova ha posizionato da qualche tempo, all’interno di un’area giochi, un’altalena predisposta soprattutto per i disabili, in un’ottica di inclusione e possibilità per tutti, anche per i bambini in carrozzina, di poter giocare in uno spazio “comune” e assieme agli altri. Il suo utilizzo collettivo, da parte non solo di bambini disabili, è espressione di una logica solidaristica che però ha necessitato di un chiarimento da parte della Consulta per la tutela dei diritti delle persone con disabilità della Regione Liguria che si espressa, con profonde e interessanti riflessioni, in merito all’uso dell’altalena. Disporre di giochi destinati a bambini con disabilità è sicuramente una grande opportunità proprio per questo però non deve trasformarsi in elemento di “discriminazione al contrario”: loro sì e gli altri no. Seguire questa impostazione escludente sarebbe scorretto e anzi contiene “germi” pericolosi che degli spazi separati si sono nutriti e si nutrono ancora oggi nei peggiori regimi. La storia della legislazione italiana in materia di disabilità è la storia del superamento degli spazi separati, soprattutto nella scuola[2], che da sempre sono l’elemento fondamentale della discriminazione e che vengono da lontano: le classi separate per gli ebrei, per gli immigrati, per i disabili. Gli spazi separati sono da sempre l’emblema pericoloso, il filo conduttore delle peggiori declinazioni delle disuguaglianze e delle più profonde ferite dell’umanità[3]. Lo spazio pubblico non deve mai essere un “ghetto” esclusivo ed escludente da nessuno e per nessuno. Deve essere comune, luogo di confronto, rispetto, scambio e crescita reciproca. Bambini disabili e non, insieme, attori del loro vivere insieme, giocare insieme, divertirsi insieme, imparare insieme.

Concludo citando le riflessioni espresse dalla Consulta che sancisce, oltre le barriere architettoniche, sociali e, soprattutto, mentali, il meraviglioso “diritto di dondolarsi insieme” oltre ogni forma di discriminazione:

“Tutta la Comunità dovrebbe essere educata a praticare la vera solidarietà, ad aprirsi agli altri, a condividere la strada verso il futuro, ad instaurare sempre nuove relazioni e a non lasciarsi coinvolgere dall’indifferenza. Rinforzare legami “intrecciare fili” e agevolare percorsi sempre più realmente inclusivi, deve essere un impegno quotidiano di tutti noi (…). L’integrazione, il riconoscimento delle differenze, delle diverse abilità da parte di ogni persona adulta, diventa più facile e più, naturalmente accettabile se quell’individuo sarà stato ‘educato’ fin dai suoi primi anni di vita: questo ci auguriamo possa avvenire per tutti quei bambini, disabili e non, che oggi in Piazza Rossetti possono godere di un gioco anche semplice come un’altalena per dondolarsi insieme. Ci sembra oggi anacronistico e perfino un po’ grottesco essere chiamati a constatare che giovani famiglie, al cui interno vive un bambino disabile, si oppongano all’integrazione del LORO figlia/o, a partire dalla condivisione del gioco con altri, nella convinzione che sia meglio allontanare, non giocare insieme, discriminare al contrario[4]”.

 

[1] CERIGNALE F., BRONCHI K., Altalena di piazza Rossetti, la consulta per la disabilità: “Deve essere gioco inclusivo, no a strumentalizzazioni”, 14.04.2017, in http://www.genova24.it.

[2] PALERMO P.,  Disabilità e diritto all’istruzione, il timido dialogo tra le fonti multilivello, in La dialettica normativa e giurisprudenziale tra Unione europea e Stati membri in materia di discriminazioni collegate alla disabilità, all’età, all’orientamento sessuale e all’appartenenza religiosa, a cura di Arianna Pitino, Aracne editore, 2012.

[3] PALERMO P., Dalle leggi razziali a quelle “razziste”? Proposte di comparazione fra alcune “declinazioni” della discriminazione, in fase di pubblicazione per MONDI MIGRANTI, 3/2011.

[4] CONSULTA REGIONALE PER LA TUTELA DEI DIRITTI DELLA PERSONA DISABILE,  Regione Liguria,  Riflessioni sull’ALTALENA Grenoble accessibile a persone in carrozzina,  Prot. n. 20 del 2017, 12.04.2017, in

 

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